domenica 31 luglio 2011

Omaggio a GUIDO CREPAX (15/7/1933 - 31/7/2003)























Auguri a J. K. Rowling (46)

Vladimir Solovyov (16/1/1853 - 31/7/1900)

TUTTA AVVOLTA DI AZZURRO

Tutta avvolta di azzurro
m'è apparsa oggi la mia regina;
il cuore ha preso a battere di soave beatitudine.
E nei raggi del giorno sorgente l'anima
si è rischiarata di una calma chiarità.
Lontano, morendo, fumigava
la fiamma maligna del fuoco terreno.

CANTO DEGLI OFITI

Bianco giglio alla rosa,
alla rosa purpurea sposiamo.
Scopriamo l'eterno vero con arcano,
profetico sogno.
Dite la vaticinante parola!
Gettate rapidi la vostra perla nel boccale!
Avvincete la nostra colomba nelle nuove spire
dell'antico serpente.
Cuor libero non soffre...
Ella ha forse da temere il fuoco di Prometeo?
Libera è la pura colomba nelle spire ardenti
del serpe possente.
Narrate delle furenti tempeste.
Nella furente tempesta noi sveliamo la quiete...
Bianco giglio alla rosa,
alla rosa purpurea sposiamo.

Sandor Petôfi (1/1/1823 - 31/7/1849)

SE ALBERO FOSSI

Sarò albero, se sarai suo fiore.
Se tu sarai rugiada io fiore sarò.
Sarò rugiada se tu sarai raggio di sole…
Mi basta che siamo una cosa sola.
Se, fanciulla, tu sarai il paradiso:
Allora io diventerò una stella,
Se, fanciulla, tu sarai l'inferno: (per
Unirci) io sarò dannato.

NON FU MAI INNAMORATO CHI DICE
Non fu mai innamorato chi dice che l'amore
è una schiavitù; l'amore dà le ali e non catene:
anhce a me ha dato nuove ali.
Nessun uccello ha le ali simili a quelle
che l'amore ci fa spuntare.
Alato cosi mi sembra anche troppo facile
sorvolare la terra.
Ascendo al giardino degli angeli,
su nei cieli, in un attimo per fare
una ghirlanda di stelle
con fiammeggianti rose del firmamenteo,
Ora mi avvolge fulgoe celeste, ora mi copre
infernale buio. Volo e per un istante intravvedo
Dio e paradiso; inferno e diavolo
Quando le mie ali si dispiegano,
tempo e spazio non esistoo più;
dalla creazione alla fine del mondo
dura il mio volo. E liberandomi cosi
tra cielo e l'inferno, pene e beatitudini
io e provo tutte in un baleno.

sabato 30 luglio 2011

AUGURI ELIO!

Thomas Gray (26/12/1716 - 30/7/1771)

Elegia sopra un cimitero di campagna

Parte languido il giorno; odine il segno
che il cavo bronzo ammonitor del tempo
al consueto rintoccar diffonde.
Va passo passo il mugolante armento
5per la piaggia avviandosi: dal solco
move all'albergo l'arator traendo
l'affaticato fianco, e lascia il mondo
alle tenebre e a me. Già scappa al guardo
gradatamente, e più e più s'infosca
10la faccia della terra, e l'aer tutto
silenzio in cupa maestade ingombra.
Se non che alquanto lo interrompe un basso
ronzar d'insetti e quel che il chiuso gregge
tintinnio soporoso al sonno alletta.
15E là pur anco da quell'erma torre,
ch'ellera abbarbicata ammanta e stringe,
duolsi alla luna il pensieroso gufo
di quei che al muto suo segreto asilo
d'intorno errando, osan turbare i dritti
20del suo vetusto solitario regno.

Sotto le fronde di quegli olmi, all'ombra
di quel tasso funebre, ove la zolla
in polverosi tumuli s'inalza,
ciascun riposto in sua ristretta cella,
25dormono i padri del villaggio antichi.
Voce d'augello annunziator d'albori,
auretta del mattin che incenso olezza,
queruli lai di rondinella amante,
tonar di squilla o rintronar di corno
30non gli alzeran dal loro letto umile.
Più per essi non fia che si raccenda
il vampeggiante focolar; per essi
non più la fida affacendata moglie
discorrerà per la capanna, intesa
35di scarso cibo ad apprestar ristoro.
Non correran festosi i figliuoletti
al ritorno del padre, e balbettando
vezzi indistinti aggrapperansi a prova
sul ginocchio paterno, a còrre il bacio,
40della dolce famiglia invidia e gara.
Quante volte cadeo sotto i lor falci
la bionda messe! l'ostinata zolla
quante dei loro vomeri taglienti
cesse all'impronta! come lieti al campo
45traean cantando gli aggiogati bovi!
Come al colpir delle robuste braccia
gemeano i boschi disfrondati e ignudi!

No, della rozza villereccia gente
le pacifiche ed utili fatiche,
50le domestiche gioie e 'l fato oscuro
non dispregiarlo, Ambizion superba;
né sdegni il Fasto con sorriso altero
della semplice e bassa Povertade
gli oscuri sì ma non macchiati annali.
55Pari è di tutti il fato: avito ceppo
nella notte de' secoli nascoso,
pompa di gloria e di possanza, e quanto
può ricchezza ottener, donar beltade,
tutto sorprende inevitabil punto,
60e ogni via dell'onor guida alla tomba.
Vano mortal, non recar loro ad onta
se su i sepolcri lor trofeo non erge
la pomposa Memoria ove per l'alte
volte dei tempii ripercossa echeggia
65canora laude. Ah l'ammirato busto
o l'urna effigiata al primo albergo
può richiamar lo spirito fugace?
Può risvegliar la taciturna polve
voce d'onore? o adulatrice lode
70il freddo orecchio lusingar di Morte?
Ma che? negletto in questo angolo oscuro
un cor già pregno di celeste foco
forse è riposto, e qualche man possente
a regger scettro di fiorito impero
75o ad avvivar l'armoniosa cetra,
rapitrice dell'anime gentili.
Sol non aprì Dottrina ai loro sguardi
il suo misterioso ampio volume
delle spoglie del Tempo altero e carco.
80La freddolosa Povertade il sacro
foco ne sperse, ed inceppò dell'alma
l'agile vividissima corrente;
ché molte gemme di serena luce
disfavillanti l'ocean rinserra
85nell'ime grotte, e molti fior son nati
a vagamente colorarsi invano
non visti, e profumar l'aer solingo
di loro ambrosia genial fragranza.
Questa zolla, chi sa? forse ricopre
90rustico Hamdeno, che de' patri campi
al picciolo tiranno oppose il petto.
Là forse giace inonorato, ignoto
Miltone agreste, e Cromoel poc'oltre,
cui non bruttò della sua patria il sangue.

95Attrar con lingua imperiosa i plausi
d'attonito senato, ire, minacce
di tiranni sfidar, bear contrade
coi doni d'ubertà, legger negli occhi
d'intenerito popolo confuso
100la grata istoria de' suoi fatti egregi
vietò la sorte a que' negletti ingegni.
Pur se basso natal rattenne il volo
delle innate virtù, represse ancora
di vizi e di misfatti il germe e l'esca.
105Fortunata impotenza a lor non diede
per mezzo il sangue farsi varco al trono,
né di pietade al meschinello in faccia
chiuder le porte, né affogar le strida
di coscienza roditrice, e 'l foco
110dell'ingenuo pudor spegnersi in petto,
né del lusso e del fasto arder sull'are
incenso acceso all'apollinea face.
Lungi dal folle vaneggiar del volgo,
dai desiri infiniti e gare insane,
115non traviar giammai le innocue genti
dal sentier di natura, e per la cheta
della vita mortal solinga valle
tennero un corso tacito e tranquillo.

Or a guardar le fredde ignobili ossa
120dall'ingiurie del ciel, qui presso eretto
di fragil terra un monumento, adorno
di rozze rime e disadatte forme,
dal molle cor del passaggero implora
picciol tributo di sospir pietoso.
125I lor nomi, i lor anni, informe scritto
d'inerudita Musa, all'ombre oscure
servon di fama e d'eleghi dolenti.

Giorgio Baffo (11/8/1694 - 30/7/1768)

Nove mesi al più resta l'uomo

Nove mesi al più resta l'uomo
in prigione nel ventre della donna
prima di uscir fuori dalla mona
e di venire a respirare in questo mondo.
Dopo mille tormenti, gli tocca finire
in una lugubre sepoltura
e per rendere completa la sua miseria
restarci eternamente.
Io vorrei che tutto avvenisse a rovescio,
che da morti nella tomba
non si avesse da stare che nove mesi,
e in compenso, per decreto di Natura,
si dimorasse nella mona di una donna
per tutto il tempo che durerà il mondo.

Giambattista Felice Zappi (1667 - 30/7/1719)


UN SOGNO

Sognai sul far dell'alba, e mi parea
ch' io fossi trasformalo in cagnoletto :
sognai che al collo un vago laccio avea ,
e una striscia di neve in mezzo al petto.
Era in un praticello, ove sedea
Clori di ninfe in un bel coro eletto ;
Io d'ella, ella di me prendea diletto ;
dicea: -Corri, Lesbino; ed io correa.
Segua: - Dove lasciasti, ove sen gìo,
Tirsi mio, Tirsi tuo, che fa, che fai ?
Io già latrando, e volea dir: son io.
M'accolse in grembo, in duo piedi m'alzai ,
inchinò il suo bel labbro al labbro mio:
Quando volea baciarmi, io mi svegliai.

venerdì 29 luglio 2011

Omaggio a David Niven (1/3/1910 - 29/7/1983)

Rosario Scipio (12/10/1910 - 29/7/1996)

Le Torri

Oh sentinelle
de la ferrigna cinta
che la storia
pietra a pietra
raccontate
da noi tutti
siete amate e ammirate
ne la possente possa
che vide fuggir
il Barbarossa.
In ogni punto
di Viterbo antico
l’ornamento fiero
ancor siete
a ricordar Galliana,
a ricordar Patarina
che adesso
con fierezza
con orgoglio,
salutati o Viterbo
al Campidoglio.
Tutte svettanti,
al cielo voi portate
il profumo della terra
che un fior di paradiso
in se rinserra;
a festoso tempo
cittadino salutate
tra il batter lento
d’un a solo
e lieto stornir
dei piccioni in volo.

Erich Kästner (23/2/1899 - 29/7/1974)

Amore oggettivo

Otto anni che s’eran conosciuti
(e che conoscenza! si può dire),
come cappello o ombrello smarriti,
così, a un tratto l’amore va a sparire.
Erano tristi, ma lieti s’atteggiavano,
provavan baci, come se fosse niente,
ma come proseguire? Si guardavano.
Lei infine pianse. E lui lì, presente.
Dalla finestra si faceva ciao alle barche.
Lui disse, sono già le quattro e un quarto,
ora di bere un caffè da qualche parte.
Si sentiva nei pressi un pianoforte.
Andarono vicino in un locale,
mestando e rimestando nel caffè
venne sera e loro ancora insieme
stavan seduti lì , senza parlare.
Soli e non ne afferravano il perché.

Sigbjorn Obstfelder (21/11/1866 - 29/7/1900)

GUARDO

Guardo il cielo bianco,

guardo le nuvole grigio-azzurre,

guardo il sole insanguinato.

Questo dunque è il mondo.

Questa dunque è la dimora dei pianeti.

Un goccia di pioggia!

Guardo le case alte,

guardo le migliaia di finestre,

guardo il campanile lontano.

Questa dunque è la terra.

Questa dunque è la dimora degli esseri umani.

Le nuvole grigio-azzurre si raccolgono. Il sole è scomparso.

Guardo gli uomini ben vestiti,

guardo le signore sorridenti,

guardo i cavalli a capo chino.

Come si appesantiscono le nuvole grigio-azzurre.

Guardo, guardo...

Mi sa che sono finito su un pianeta sbagliato!

Qui è così strano….

giovedì 28 luglio 2011

Isabella Rossi Gabardi Brocchi (25/11/1808 - 28/7/1893)

A Una Sorella d'Italia

"Per difendere le glorie del regno romano
I regnanti e i guerrieri s’impegnavano invano,
Se le mani delle Vestali fallivan curar la face,
Questo sacro segno di desiderio puro ed efficace.

Se i più alti onori spettano al nome italiano,
Se il fuoco a risorgere alla fiamma stenta invano,
Le Vestali di nuovo sono chiamate ad attizzarne il fulgore
E a risvegliare fervente l'anima dell’uomo al vigore

Tra gli oranti per te sospirerò tutta la vita
Italia tanto bella e così tanto ferita,
Nessuno ha radice più profonda nel cuore
Che la donna vedere far bene l’suo dovere;

Per l’ore ch’avanzan del grande Mattino
Sia la Stella Mattutina a indicare il cammino,
La Vergine Madre d’un benedetto nato,
L’Iside di un Mondo ben rigenerato,

E, se i suoi figli avran la nobilissima face,
Il nome della Donna sia ancor Beatrice.

Clemens Maria Brentano (9/9/1778 - 28/7/1842)

La terra morta

Era morta la terra,

io stavo con me stesso,

e il sole imputridiva

tutto tranne i tuoi occhi.

Tu mi porgi da bere

ma tieni gli occhi bassi

per non guardarmi in viso

ed io non ho salvezza.

Primavera ha le ali,

la terra è tutta un fremito

ma non potrà ridarmi

che te, cara, che te.

Abraham Cowley (1618 - 28/7/1667)

Nel suono

Pezzi di cielo
si staccano
fondendosi nel profondo
dei pensieri,
e le emozioni
si espandono
oltre la barriera
del suono,
fuori e dentro di noi.

mercoledì 27 luglio 2011

Gertrude Stein (3/2/1874 - 27/7/1946)

L'ULTIMA ROSA DELL'ESTATE

Ecco l’ultima rosa dell’estate
che va via sfiorendo da sola.
Tutte le sue graziose compagne
sono già appassite e scomparse.
Nessun fiore della sua famiglia,
nessun bocciolo di rosa le è vicino
a riflettere il lieve arrossire
a dare un sospiro per un sospiro.
Io non ti lascerò sola
mentre langui sul tuo stelo
Fino a che l’amore dorme,
va e dormi con loro.
Così gentilmente cospargo con i tuoi petali il letto
dove gli sposi del tuo giardino
giacciono senza profumo e inerti.
Possa io seguirti presto
quando gli amici partiranno
e le gemme cadranno dal cerchio brillante di luce.
Quando i veri cuori sono appassiti
e quelli affettuosi sono gonfi
Chi potrebbe abitare questo buio mondo, da solo?

Fëdor Tjutcev (5/12/1803 - 27/7/1873)

SILENTIUM

Taci, nasconditi ed occulta
i propri sogni e sentimenti;
che nel profondo dell'anima tua
sorgano e volgano a tramonto
silenti, come nella notte
gli astri: contemplali tu e taci.
Può palesarsi il cuore mai?
Un altro potrà mai capirti?
Intenderà di che tu vivi?
Pensiero espresso è già menzogna.
Torba diviene la sommossa
fonte: tu ad essa bevi e taci.
Sappi in te stesso vivere soltanto.
Dentro te celi tutto un mondo
d'arcani, magici pensieri,
quali il fragore esterno introna,
quali il diurno raggio sperde:
ascolta il loro canto... e taci!...

Michail Lermontov (15/10/1814 - 27/7/1841)

SULLA STRADA ESCO SOLO

Sulla strada esco solo.
Nella nebbia è chiaro il cammino sassoso.
Calma è la notte.
Il deserto volge l'orecchio a Dio
E le stelle parlano tra loro.
Meraviglioso e solenne il cielo!
Dorme la terra in un azzurro nembo.
Cosa dunque mi turba e mi fa male?
Che cosa aspetto, che cosa rimpiango?
Nulla più aspetto dalla vita
E nulla rimpiango del passato,
cerco solo libertà e pace!
Vorrei abbandonarmi, addormentarmi!
Ma non nel freddo sonno della tomba.
Addormentarmi, con il cuore
Placato e il respiro sollevato.
E poi notte e dì sentire
La dolce voce dell'amore
Cantare carezzevole al mio orecchio
E sopra di me vedere sempre verde
Una bruna quercia piegarsi e stormire.

martedì 26 luglio 2011

Le mie poesie d'amore


DOLCI PENSIERI DELLA NOTTE

Scende la notte su di me,

il sonno si allontana:

non importa, sognerò ad occhi aperti,

e la luce splendente della notte

illuminerà i miei pensieri.

Ecco la magica luna apparire,

salterò sulle ali della fantasia

e la raggiungerò,

e con la fantasia otterrò

ciò che sembra impossibile.

Mi farò cullare da dolci onde,

sopra un’altalena sospesa nell’infinito,

e giocherò sotto lo sguardo amico delle stelle,

e alle stelle dedicherò una canzone,

raccoglierò le più luminose e te ne farò dono.

Le mie note si perdono nel magio infinito:

amica luna, guidami,

e sotto il tuo sguardo sorridente

prego che la notte non finisca,

mentre anche tu, amore mio,

sogni ad occhi aperti.

(1984)

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SINUOSO AMORE

Sinuoso amore

che fendevi le tenebre

con la tua spada lucente,

ora come un mendico

t’aggiri per le strade,

lacero e sporco.

L’uomo t’ha dimenticato

in un angolo buio

e più non ricorda quanta gioia gli procuravi,

con i batticuori,

le mani sudate,

i brividi ansiosi.

E quei momenti tanto cari

quando esaltavi la bellezza,

e profumava di rose ogni tuo respiro.

Cosa ti è successo,

piccolo fiore di primavera?

Non riesci più a scaldare

le membra gelate di una donna

con la passione e l’ardore dei tuoi baci,

i cuori sono freddi come marmo ormai,

nessuno ascolta più il tuo richiamo,

ognuno pensa solamente a se stesso,

ed è spenta la fragranza delle tue carezze.

Quante lacrime abbiamo versato

quando la tua possente voce

non giungeva all’amata,

ma questo ci rinfrescava la mente

e noi eravamo pronti per una nuova avventura.

Ora il gelido richiamo di una vita monotona,

ci ha privati del tuo calore.

Ma oso sperare che un giorno

tu possa tornare fra noi,

silente e dolce come un tempo,

ed allietare di nuovo i nostri pensieri,

che più freddi non appariranno

agli occhi dell’infinito.

(2001)

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L’INCANTO DELL’AMORE

Muto nel mio dolore tanto atteso,

t’osservo e la voglia mi viene di baciarti.

Se ti guardassi con l’incanto dell’amore,

inesorabile diventerebbe il male,

giacché più non potrà condurmi all’eternità.

Mancano le parole alle mie labbra,

ma averti vicino già placa la mia inquietudine,

già il desiderio avanza nel petto pulsante,

ma ammutolisce il mio canto

quando il tramonto colora i tuoi occhi

d’un rosso dorato come foglie d’autunno.

Domani, chissà cosa porterà domani?

Vorrei svanire nell’oscurità,

nell’aria immobile d’un sogno,

per affidare il mio corpo alle stelle,

e silenziosamente prosciugare il mio pianto.

Ma l’amore che per te porto nel cuore,

nella tristezza canterà.

Vorrei dirti addio, mio dolce fiore,

ma spenta è la mia voce nell’incanto della notte,

e se ci sarà un tempo per sognare,

sognare vorrei i tuoi baci e le tue carezze,

che sono per me come angeli nel cielo,

guerrieri della morte e del fuoco,

difensori dell’amore nel quale annego.

(2002)

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TI PENSO

Ti penso in frammenti di stelle,

in mezzo a volontà nuove,

tra vuoti che con gioia tu riempi,

tra melodie eternamente magiche,

tra spazi immobili e non definiti.

Ti penso,

e ti guardo con l’occhio dell’anima mia,

e come un bacio ti desidero,

tra verdi radure dove scorrono ruscelli argentei,

con il nastro di rose tra i capelli,

con la mano tremolante di desiderio.

Ti penso,

e un pensiero m’acquieta il cuore,

il pensiero di vederti un giorno ancora,

con il cielo che ascolta il tuo canto,

come un quadro dipinto di getto,

dentro un’oasi di risvegli assopiti.

Ti penso,

e anche nel deserto io mi perderei,

rincorrerei il tuo sguardo

tra barriere di solitudini,

correrei tra gli anni futuri senza paura,

e lotterei senza sosta tra spighe di piacere,

fino a vincere Tristezza e Noia.

Ti penso, e ti amo con la volontà del mio cuore,

ti amo con il sole e con la pioggia,

ti amo con le illusioni e i sogni,

ti amo con la realtà ed un tenero sorriso,

ti amo, e penso che mia sari per sempre.

(2003)

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QUESTO AMORE È NOSTRO

Una magica atmosfera ho respirato

nella prima notte d’amore con te.

Non sono un santo né un peccatore,

ma solo un uomo che ti ama con tutta l’anima

e che ti ha sempre dimostrato,

che in cima ai suoi pensieri,

ci sei solo tu e tu lo sarai per sempre.

Ora dal nostro amore è nato un angelo

che assorbe tutte le nostre energie

e in cui infondiamo tutte le nostre speranze,

tutti i progetti fatti durante gli anni,

tutti i sogni che sognavamo di avere,

tutto il bene che ci viene dal profondo.

Questo amore è nostro, solo nostro,

mio e tuo e di nessun altro.

E allora godiamocelo fino alla fine,

nel bene e nel male,

nelle ore liete e in quelle tristi,

con la luce e con il buio

e con tutto il nostro cuore felice.

(1998)

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UNA TENERA CAREZZA

Era notte e noi guardavamo

le stelle brillare nel cielo;

parlavamo di tutto e stavamo bene.

Nella mia mente un solo pensiero,

ma la bocca rifiutava di aprirsi

per confidarti tutto il mio amore,

e tu aspettavi quel dolce attimo

ma non dicevi niente

per paura che i miei sentimenti

non fossero come i tuoi.

E siamo rimasti lì per ore,

con il naso all’insù,

con i fiori che ci facevano da corolla

e con la luna in attesa

che qualcuno di noi parlasse.

Il ruscello gettava la sua ombra

tra gli alberi verdi,

e gli animali, anche loro erano in attesa

di un qualcosa che non riuscivano a capire.

Poi, all’improvviso,

la tua mano ha accarezzato il mio viso,

e da quella tenera carezza

ho alfine capito che ero uno stupido

ad intestardirmi in tanti dubbi strani.

Tu mi amavi come io ti amavo.

I nostri corpi si sono abbracciati

e il nuovo giorno

ci ha accolti fra le sue braccia.

(2001)

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AVVICINATI

Avvicinati, avvicinati a me,

non aver paura se il cielo è buio,

tienimi la mano, non esitare,

lasciami parlare di ciò che ho dentro,

di ciò che mi sta opprimendo,

prenditi cura di me che sono

sull’orlo di un abisso senza fondo.

Avvicinati, avvicinati a me,

dammi affetto, dammi amore,

nascondimi tra le tue braccia

e coprimi di baci e di carezze.

Avvicinati, avvicinati a me,

accendi il fuoco che nel mio cuore

è ormai spento da tempo.

Avvicinati, avvicinati a me,

e insegnami a cadere

prima che mi dissolva nell’oblio

e nel sollievo di un respiro ormai antico.

(2011)