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lunedì 23 gennaio 2012

TERNI CITY ROCKERS: 17a puntata


«È un vero peccato che impariamo  
le lezioni della vita
quando non ci servono più.»
   (Oscar Wilde)

UNDICESIMO

   Da qualche giorno Roby aveva ripreso a lavorare da Gianni, il fioraio di piazza del Mercato, con cui aveva già lavorato appena finita la scuola. Non era certo il massimo della vita, ma, per lo meno, quelle 20/30.000 lire giornaliere, tra consegne e mance, si riusciva sempre a rimediarle, e ciò permetteva a Roby di acquistare, ogni tanto, qualche disco in più.
   I long playing in vinile costavano intorno al 15.000 lire, più o meno, ogni tanto qualche “nice price” a metà prezzo, e così la sua discografia si ampliava, Iron Maiden, Saxon, Rainbow, Mötorhead, Raven, MSG, Judas priest, Venom, Angel Witch, Krokus, Girlschool, Riot, Demon, Vanadium (la prima metal band italiana ad uscire su disco), Tygers of Pan Tang, Ac/Dc, Def Leppard, Triumph, Manowar, Twisted Sister, Rods, Diamond Head, Witch Fynde, Jaguar, Whitesnake, Accept, Scorpions, i mostri sacri come Black Sabbath, Ozzy Osbourne, Deep Purple, Van Halen, Led Zeppelin, Aerosmith, Thin Lizzy, Rush, cominciarono a prendere il posto di gente come Pink Floyd, o Yes, o Genesis, o Jethro Tull, O Fabrizio De Andrè, e cominciarono a far bella figura nella stanza 4x5 di Roby anche i poster dei suoi nuovi idoli, accanto a quello di Marilyn o di “Che” Guevara.

   Arrivò il giorno di San Valentino.
   Quel giorno, a Terni, è festa, perché San Valentino è il patrono della città, oltre ad essere il patrono di tutti gli innamorati, e siccome quel giorno aveva, stranamente, nevicato, gli Strangers decisero di passare il pomeriggio sulle montagne di Polino a tirarsi palle di neve e a fare buffi pupazzi, invece di andare a rompersi le scatole alla fiera che si tiene tutti gli anni nelle vicinanze della Basilica dedicata al nostro Santo Patrono.
   Fu una giornata molto bella perché, una volta tanto, si erano messi da parte dischi e libri, microfoni e chitarre, e si era all’aria aperta a giocare come quando si era ragazzini.
  
   Quell’anno, il giorno di San Valentino, coincideva anche con l’ultimo giorno di Carnevale… anzi, no! L’ultimo giorno di Carnevale era il giorno dopo, scusate per l’errore!
   Gli Strangers in todo, erano stati invitati dalle compagne di scuola di Silvia, l’ultima arrivata, ad una festa, ma la loro permanenza si protrasse solo per una mezzoretta, vista la pochezza di musica buona e visto il “racchiume” che si aggirava tra le pareti della villa e, su suggerimento di David (cantante e chitarrista dei Synthesis, per chi fosse a corto di memoria), che si era unito per l’occasione al gruppo di amici metallari, fecero una capatina a Cesi, il paesino arroccato sulla montagna di Torre Maggiore che sovrasta la conca ternana, giusto per fare un po’ di casino, ma anche lì il divertimento non era di casa.
   Ma, fortunatamente, la giornata finì meglio.

   Dopo la solita pizza ai wurstel e salame piccante e la solita pinta di birra rossa alla spina, tutta la compagnia si mise ad urlare e a ballare in mezzo a via Rossini al ritmo di “Fast as a shark” dei teutonici Accept, l’ultimo “metal hit” in voga.
   Poi, finì che qualche deficiente benpensante, ebbe la brillantissima idea di chiamare la Police. Arrivò una volante di gran carriera… e vai con i documenti. Tutti fermi e zitti mentre i policemen controllavano carte d’identità o patenti o tessere dell’autobus… ma ecco che David se ne esce fuori con una battuta che rimase negli annali e nella mente di tutti: «Ma vedi un po’ questi! Se so’ mascherati da poliziotti e hanno mascherato la 500 da Alfa Romeo!» e le risate coinvolsero pure i due giovani agenti, dopo tutto erano poco più grandi di loro.
   Furono invitati a bere e i due, circospetti, dato che erano in servizio, accettarono un sorso di birra, ma, poi, si raccomandarono caldamente di non fare più casino, che era quasi mezzanotte, e a quell’ora la gente perbene dorme! (ma gli Strangers non erano persone perbene!)

   Come se non bastassero tutte le attività che stava portando avanti, Roby decise che, ormai, era tempo di prendere la patente di guida. Non era molto entusiasta della cosa, non lo aveva mai attirato molto guidare un’automobile, preferiva il suo scassato Benelli 3 marce, anche se erano più le volte che stava dal meccanico a riparare che…
   La sua era una decisione dettata più dalla necessità che dall’effettiva voglia di diventare un patentato: a casa, oltre a lui e a sua madre, c’era il nonno novantenne. Suo fratello si era trasferito da tempo dietro la chiesa di San Valentino, e le due sorelle si erano da anni sistemate. In famiglia occorreva qualcuno con il documento rosa, per qualsiasi evenienza, e Roby era rimasto l’unico che poteva fare ciò.
   E così, a malincuore, fu costretto ad iscriversi, e con lui anche Marco, nella scuola guida più esclusiva della città. Le lezioni iniziarono il 16 di febbraio, un mercoledì qualunque, ma tanto va la gatta al lardo…

   Dopo parecchio tempo in cui non aveva più frequentato Fabrizio detto “il Manetta”, Roby prese la decisione, insieme a Fausto e a Mauro (che nel frattempo si era riavvicinato agli Strangers), di riattivare i collegamenti col più famoso metal dj della zona… Allora, i tre, una sera, si ritrovarono nell’angusto studio di Radio Antenna Musica, dove Fabrizio trasmetteva “Rock forever”, programma di novità e pettegolezzi vari sul mondo metallico, come al solito.
   Promesse, spiegazioni e strette di mano, e poi tutti a festeggiare. Dove? Che domande sono queste! Ma davanti ad un bel boccalone da litri uno di Paulaner bionda e spumeggiante alla spina all’Old America (una sera al Love Drink, una sera all’Old America… o-ho, i locali erano quelli, non se scappava!).
   «Allora, Mume, passata la scuffia per quella ragazza de Sangemini?» chiese Fabrizio addentando un enorme pezzo di pizza ai quattro formaggi.
   «Eh? Ah, si… si! Ma semo rimasti amici e ogni tanto ce vedemo, così… pe’ parlà del più e del meno…»
   «Te lo sto a chiede perché c’ho un’amica mia che m’ha chiesto de te…»
   «De me?» rispose stupito Roby «E chi kazzo è?»
   «Beh… non la conosci… se chiama Antonella… vène spesso alla radio durante i miei programmi con un’amica sua che non me ricordo mai come se chiama… ah. già… Giulia!»
   «E dov’è che m’ha visto? È da un po’ de tempo che non ce frequentamo io e te… giusto un paio de vorde ce semo salutati per il Corso e…»
   «Te ricordi quel pomeriggio che ce semo incontrati davanti alla Galleria che pioveva a dirotto? Beh… lei stava lì insieme a me e ad andri amici mia, e quanno ha visto che te salutavo, m’ha chiesto chi eri, perché t’aveva notato ‘na vorda all’International Jazz mentre compravi qualche disco metal… e cucì j’ho detto che ce conoscevamo da anni… che eri un metallaro sfegatato e via dicenno… ho fatto male?»
   «No… no… però… cacchio, è la prima vorda che ‘na ragazza me vòle conosce e non il contrario, e chi so’ io, Alen Delon?»
   «Allora… che fàmo… ce potemo incontrà così te la presento?»
   «Ma che te devo dì… c’ho un sacco de impegni… te po’ annà bene domani pomeriggio verso le cinque, cinque e mezza? Alle sei però c’ho la scòla guida e non posso sta tanto tempo…»
   «Lei vène quasi sempre verso le sei e mezza in Galleria… a che ora finisci?»
   «Più o meno verso le sette… dipenne da quanti errori faccio sulla scheda… verso le sette, sette e dieci può annà bene?»
   «Penso de sì! Se eventualmente se ne vòle annà, cercherò de trattenella fino a quell’ora… poi magari tu passi lì per caso… me saluti e, che ne so, me chiedi se c’ho un disco o cose del genere… ‘na cazzata qualsiasi e io colgo l’occasione per presentavve, ok?»
   «Vabbuò! Ma com’è… carina? Magari è ‘no scorfano, ‘n raganaccio! Magari pesa 150 chili o giù de llì!»
   «È… un tipo… che te dico… né bella né brutta, ma è simpatica…»
   «Simpatica?... già me la immaggino! Un metro e venti per 150 chili che fai prima a saltalla che a giraje attorno… ma quant’anni c’ha, eh?»
   «Boh… 18… 19… suppergiù… non je l’ho chiesto mai!»
   «Buono… buono… e poi se je piace l’heavy metal sta già sulla strada giusta… è già ‘cche cosa… un pregio già ce l’ha o me sbajo?»
   «E si!» rispose Fabrizio, ma nessuno tra Roby, Fausto o Mauro, s’accorse del verde ghigno satanico che attraversò i suoi occhi volpini.

   Il pomeriggio seguente, Roby se ne andò a scuola guida da solo ché Marco aveva da fare, così, spinto dalla curiosità (che non è solo femmina) cercò in tutti i modi di commettere meno errori possibili sulla scheda dei quiz, alfine di andarsene al più presto.
   Alle sette meno dici minuti, era fuori dalla scuola… un minuto per arrivare all’angolo tra via Petrucci e corso Tacito, e da lì, riusciva benissimo a vedere l’ingresso della galleria, e davanti all’ingresso, c’era Fabrizio in tutta la sua Mole Antonelliana, che stava facendo un’orazione su come si diventa speaker in una radio locale. Vicino a lui, ci sono tre o quattro ragazzini e un paio di ragazzine.
   Quale sarà delle due? Roby rimase nascosto dietro l’angolo… non vuole farsi ancora vedere… è convinto che sia tutto una grossa presa per il culo!
   Ad un tratto scorge dall’altra parte della strada un suo vecchio compagno di scuola e lo chiama: «Alberto! Alberto!»
   Alberto, sentendosi chiamato, si gira, e vede Roby che fa capolino da dietro l’angolo, e allora si avvicina.
   «Ma… guarda te! Vecchio mandrillone, come stai?» e lo abbracciò calorosamente.
   «Ciao Albè… io sto abbastanza bene e tu?»
   «Non c’è male, non c’è male! Cavolo, non ce se vede più dall’esami… porca puttana come passa il tempo! So’ già passati quasi quattr’anni! Fatte vedé… me sembri dimagrito o me sbajo?»
   «Un pochino, ma du’ anni fa stavo molto mejo… sai sotto il militare… senti, me lo faresti un favore?»
   «Beh, se posso volentieri! Che te servono sordi?»
   «No, no, te ringrazzio! Senti, ce sei ancora amico co’ Manetta?»
   «Perché me lo chiedi? T’ha fatto qualche cosa?»
   «Ce sei amico o no?»
   «Non è che avemo litigato, ma non ce vedemo più tanto spesso come ‘na volta! Ma che t’ha fatto qualche cosa?» ripeté Alberto.
   «Non ne sono sicuro! Vedi, io e lui avemo litigato qualche tempo fa… e per via delle arie che se dà… e lui organizza li pullman pe’ annà a vedé li concerti… e lui trasmette a Radio Antenna… e lui studia Lingue all’Università de Peruggia… e tutti l’anni a Londra e… m’aveva proprio rotto li cojoni… e così lo sputtanai nell’ambiente dei metallari. Infatti, mò, se la fa co’ li quattordicenni perché non se lo caca più gnisciunu! Però, un paio de giorni fa avemo rifatto pace, dopo tutto ce conoscemo da quann’eravamo ragazzini… sai, ‘na pizza, ‘na birra… poi lui me dice che c’ha ‘n’amica sua che me vòle conosce, credo che sia una de quelle due llà… e tra un po’ dovrei annà a conoscela, ma sento ‘na puzza de bruciato quasi come se me fossi cacato addosso… non vorrei che fosse lui, mò, a sputtanamme, capito?»
   «In effetti la cosa me puzza un po’ anche a me… ma che centro io?»
   «Non lo so… non me vène gniente in mente… non me so preparato un piano d’attacco, ma non me fido assolutamente de quell’essere! Mò non è che io c’ho ‘na reputazione da difenne, però me romperebbe alquanto li cojoni se dopo lui se ne va in giro a dì che me la faccio co’ le ragazzine de 13 anni, tipo Girolimoni…. Perché quelle più de 13 anni non ce l’hanno secondo me, o me sto a sbajà?»
   «A vedelle da qui sembrerebbe pure a me…» disse Alberto «Senti… stamme bene a sentì! Fàmo cucì: io passo là davanti… me fermo… lo saluto… e je dico che poco fa t’ho incontrato a piazza San Francesco che stavi a prenne un cocktail al “Rendez Vous” con ‘na gran picchia… ‘na ragazza favolosa… la butto là cucì… e poi che ne so’… magari stavi a pomicià de brutto, giusto per dà un po’ de colore… e poi vedemo l’effetto che fa, ok?»
   «Potrebbe èsse ‘n idea… lo faresti?» chiese fiducioso Roby.
   «A Robè, non te ricordi quanti favori m’hai fatto a scòla, quando me passavi li compiti de ragioneria? Se adesso sì tu che me chiedi un favore come faccio a ditte de no?»
   «Grazie… grazie de core Albè! Sei ‘n amico! Dai, va’… io t’aspetto qui e me godo la scena!»
   Alberto s’avviò verso la Galleria del Corso, fischiettando e ridendo sotto i baffi: gli sembrava molto buffa la situazione, e nessuno gli poteva dare torto.
   Giunto che fu all’altezza della boutique “Barbetti”, si fermò a guardare le vetrine, poi riprese il cammino (i prezzi avrebbero scoraggiato chiunque…), sempre come fosse lì per caso.
   Fu lo stesso Fabrizio a chiamarlo: «Ehi… Alberto!» Alberto si volta, facendo la faccia stupita: «Oh, ciao Fabbrì… che te possino… chi non mòre se rivede!»
   «E penzà che abbitamo a 50 metri l’uno dall’andro!» disse Fabrizio ai ragazzi vicini.
   «Mò te la fai qui?» chiese Alberto.
   «Beh… ce vengo spesso il pomeriggio dopo avé studiato…»
   «Ma non te sei ancora laureato? Ma quanto te manca?»
   «C’ho ancora sette esami più la tesi… speramo de finì l’anno prossimo… non dico che me so stufato però vorrei comincià a divertimme pure io sennò diventamo vecchi e non ce n’accorgemo!»
   «Vedo che però la compagnia non te manca… non me presenti all’amici tui?» disse Alberto e ci furono le presentazioni… Giorgio, Mirko, Antonella, Giulia, Samuele… e poi Alberto la buttò lì: «Oh, oggi è lu giorno che arvedo li vecchi amici! Pensa che una ventina de minuti fa, ho incontrato un vecchio compagno de scòla che non vedevo da lu giorno dell’esami… e poi te lo dovresti ricordà… Roby… lu Mume come lo chiamano tanti…»
   «Ah, che l’hai visto? Lo sto a aspettà da un po’… c’avevamo appuntamento alle sette…»
   «Beh… credo che dovrai aspettà ancora per parecchio… stava abbracciato co’ ‘na stangona, ‘na gran… , tutto innamorato perso… al “Rendez Vous” a piazza San Francesco… cacchio, non me immaginavo che fosse cucì romanticone… me lo ricordavo timidino timidino a scòla che vedello tutto preso a baciasse anche in un modo… mmmh… spinto, beh… che te devo dì… m’ha sorpreso e pure tanto!»                                                                                                                                                                                                         
   L’altro serrò nervosamente i denti, gesto che non sfuggì a Sherlock “Alberto” Holmes, che con l’altro occhio stava scrutando le due ragazzine, anzi, i due scorfani, per vedere l’effetto delle sue parole.
   «Chi è… quel ragazzo che mi dovevi presentare?» chiese scoraggiata l’entità di nome Antonella. Alberto si girò, e la osservò meglio: dire che era un aborto mancato era farle un complimento; non si discostava molto dalla pseudo descrizione che Roby aveva fatto la sera prima.
   «Allora» disse Fabrizio «penso che ce ne potemo anche annaccene, tanto quello stronzo non verrà più per stasera… ma domani me sente!»
   Fu, quella, l’ultima volta che Roby vide il dj come amico, per qualche tempo però, perché da quel pomeriggio le loro strade si divisero quasi definitivamente.

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